Moria catastrofica delle api negli Stati Uniti mette a rischio raccolti e prezzi dei generi alimentari

Una moria senza precedenti di api mellifere negli Stati Uniti minaccia raccolti e prezzi alimentari: persi il 62% degli alveari. Scopri cause, conseguenze e possibili soluzioni

Negli Stati Uniti si sta verificando una crisi senza precedenti che coinvolge le api mellifere, fondamentali per l’impollinazione e quindi per gran parte della produzione agricola. Secondo i dati resi noti da Project Apis m., tra giugno 2024 e marzo 2025 si è registrata una perdita del 62% delle colonie di api, pari a circa 1,6 milioni di alveari. Si tratta di un dato drammatico che minaccia sia la sopravvivenza di molti apicoltori che la stabilità dell’intero settore agroalimentare.

La moria di api mellifere ha raggiunto livelli record negli Stati Uniti e gli scienziati si stanno affrettando a capire il motivo, mentre gli esperti del settore agricolo avvertono che i consumatori potrebbero affrontare carenze e aumenti dei prezzi di miele, prodotti ortofrutticoli e altro ancora

La moria di api mellifere ha raggiunto livelli record negli Stati Uniti e gli scienziati si stanno affrettando a capire il motivo, mentre gli esperti del settore agricolo avvertono che i consumatori potrebbero affrontare carenze e aumenti dei prezzi di miele, prodotti ortofrutticoli e altro ancora

Un impatto devastante sull’apicoltura commerciale

Le perdite registrate hanno causato un danno economico stimato in 600 milioni di dollari legati alla sola produzione di miele. Come ha dichiarato Patty Sundberg, presidente dell’American Beekeeping Federation, “gli apicoltori stanno affrontando sfide senza precedenti che mettono a rischio la loro sopravvivenza economica“. Le perdite stagionali sono eventi attesi nel settore, ma i numeri di quest’anno superano qualsiasi previsione. Alcuni operatori, intervistati da Project Apis m., hanno raccontato di aver dovuto ipotecare case, sacrificare pensioni e chiedere prestiti a familiari pur di mantenere in vita l’attività. Ma ora, anche quei sacrifici sembrano vanificati.

La crisi delle api non si limita solo alla produzione di miele. Secondo Project Apis m., questi insetti sono responsabili dell’impollinazione del 75% delle colture agricole, comprese mandorle, mele, mirtilli, meloni e zucche. In loro assenza, si rischiano carenze di frutta e verdura e rialzi significativi dei prezzi al dettaglio. Gli effetti potrebbero iniziare a manifestarsi già nei prossimi mesi, soprattutto in settori agricoli fortemente dipendenti dall’impollinazione animale.

Cause ancora incerte, ma molte ipotesi sul tavolo

Al momento non è ancora chiara la causa principale della moria. Il Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti (USDA) sta conducendo indagini per identificare patogeni, parassiti o carenze nutrizionali che potrebbero aver colpito le colonie. Parallelamente, l’Università di Cornell ha avviato studi per valutare l’impatto di fattori ambientali come eventi meteorologici estremi, uso intensivo di pesticidi e cambiamenti climatici.

Non si esclude, infatti, che il riscaldamento globale, alterando i cicli stagionali, la disponibilità di risorse floreali e l’equilibrio ecosistemico, possa aver avuto un ruolo determinante. Negli ultimi anni, studi pubblicati su riviste come Science e Nature Communications hanno collegato direttamente l’aumento delle temperature e l’instabilità meteorologica alla diminuzione della salute delle colonie di api, in particolare per l’alterazione delle fioriture e lo stress idrico.

Il ruolo dei pesticidi e delle monocolture

A preoccupare, oltre ai fattori climatici, è anche l’abuso di pesticidi — in particolare i neonicotinoidi, già banditi in diversi Paesi europei ma ancora utilizzati in molte zone agricole degli Stati Uniti. Queste sostanze interferiscono con il sistema nervoso delle api, compromettendo la loro capacità di orientamento e sopravvivenza. Inoltre, la diffusione delle monocolture intensive riduce drasticamente la biodiversità, privando le api di un’alimentazione varia e bilanciata, essenziale per il mantenimento di colonie forti e resistenti.

La crisi delle api statunitensi è un campanello d’allarme anche per l’Europa e il resto del mondo. Le api sono responsabili di oltre un terzo del cibo che arriva sulle nostre tavole e rappresentano uno degli indicatori biologici più sensibili dello stato di salute dell’ambiente. La loro scomparsa avrebbe ripercussioni globali sia sul piano ecologico che socioeconomico. Secondo la FAO, la perdita degli impollinatori naturali potrebbe costare all’agricoltura mondiale fino a 577 miliardi di dollari l’anno.

Di fronte a un tale scenario, emerge con forza la necessità di ripensare il modello agricolo dominante, puntando su pratiche più sostenibili, agroecologia, rotazione delle colture e riduzione dell’uso di sostanze chimiche. A livello politico, sono indispensabili investimenti nella ricerca, nella tutela della biodiversità e nella formazione degli agricoltori.

Come ha affermato uno degli apicoltori colpiti: “Abbiamo fatto tutto il possibile per salvare le nostre colonie. Ma quando le perdite si susseguono anno dopo anno, semplicemente non c’è più nulla da salvare. Rimangono solo scatole vuote. E neppure le api morte”.

Costanza Bisceglia

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