La Cina ha compiuto un nuovo passo nel settore dei lanci spaziali riutilizzabili. Mercoledì 19 agosto 2026 il razzo Zhuque-3, sviluppato dall’azienda privata LandSpace, ha completato una missione orbitale e ha recuperato il primo stadio sulla terraferma. Il risultato arriva dopo un precedente tentativo fallito nel dicembre 2025 e segna il primo recupero terrestre riuscito di un booster cinese durante un volo orbitale.

Il secondo volo orbitale dello Zhuque-3 ha portato al primo recupero terrestre di un booster cinese con gambe di atterraggio dispiegabili. Immagine illustrativa generata con intelligenza artificiale.
Il lancio è avvenuto dal settore commerciale del centro spaziale di Jiuquan, nella Cina nord-occidentale. Dopo la separazione dal secondo stadio, il booster ha seguito la traiettoria prevista per il rientro, ha riacceso i motori nella fase finale e ha effettuato un atterraggio verticale su una piattaforma predisposta a terra. Secondo le informazioni diffuse dai media statali cinesi, il volo e il recupero sono stati considerati completati con successo.
L’esito assume un peso particolare perché il primo volo del Zhuque-3, effettuato il 3 dicembre 2025, aveva raggiunto l’orbita ma non aveva portato a termine il recupero del primo stadio. Durante la discesa finale si era verificata un’anomalia nella combustione, causando la perdita del booster a pochi istanti dal contatto con l’area di atterraggio. Il nuovo veicolo ha invece utilizzato gambe dispiegabili per sostenere l’atterraggio sulla superficie terrestre.
Zhuque-3 appartiene alla nuova generazione di lanciatori progettati per essere parzialmente riutilizzati. Il primo stadio impiega una combinazione di ossigeno liquido e metano liquido, una soluzione considerata adatta a sostenere operazioni ripetute e a semplificare alcune fasi di manutenzione rispetto ai vettori tradizionali. Il principio è recuperare il componente più costoso del razzo, riducendo la quantità di hardware da sostituire dopo ogni missione.
La possibilità di far tornare a terra il primo stadio può incidere sui costi e sulla frequenza dei lanci, ma il singolo atterraggio non dimostra ancora una piena operatività commerciale. Per trasformare il risultato tecnico in un vantaggio industriale serviranno ulteriori missioni, controlli sul booster recuperato e, soprattutto, un eventuale nuovo volo dello stesso hardware. La Cina sta cercando di costruire una filiera capace di sostenere lanci più ravvicinati e servizi satellitari più competitivi.
Il percorso di LandSpace mostra quanto sia complesso il passaggio da un lancio riuscito a un recupero controllato. Nel dicembre 2025 la società aveva già dimostrato la capacità del vettore di portare il secondo stadio nell’orbita prevista, ma la fase di rientro aveva evidenziato margini tecnici ancora da correggere. Il volo del 19 agosto 2026 indica che quelle criticità sono state affrontate almeno a livello di questa missione, senza però eliminare la necessità di nuove verifiche.
Il risultato inserisce LandSpace nella competizione internazionale sui razzi riutilizzabili, settore nel quale SpaceX ha accumulato negli anni una lunga esperienza con i booster Falcon 9. La Cina non punta soltanto a replicare un singolo atterraggio, ma a sviluppare lanciatori capaci di operare con maggiore regolarità, sostenendo la crescita delle costellazioni satellitari e delle missioni commerciali. Il confronto, tuttavia, resta prematuro finché non saranno disponibili dati sulla frequenza dei voli e sul riutilizzo effettivo dei primi stadi.
Il recupero del Zhuque-3 arriva in una fase di rapida evoluzione per i vettori cinesi. Nel luglio 2026 un altro programma aveva recuperato un primo stadio con un sistema di cattura tramite rete su una piattaforma navale, mentre LandSpace ha scelto un rientro verticale con atterraggio su terra. Le due soluzioni rispondono a esigenze differenti e mostrano che la Cina sta sperimentando più approcci per rendere riutilizzabili i lanciatori di classe orbitale.
Il punto centrale non è soltanto l’immagine del razzo fermo sulla piattaforma, ma la sequenza completa che l’ha resa possibile: separazione degli stadi, rientro atmosferico, controllo dell’assetto, riaccensione dei motori e assorbimento dell’energia residua al contatto con il suolo. Ogni passaggio deve funzionare entro finestre molto ristrette. Per questo il successo rappresenta un avanzamento concreto, ma non ancora la prova definitiva di una tecnologia matura e pronta a essere impiegata senza ulteriori campagne di test.
L’atterraggio del primo stadio può rafforzare la posizione di LandSpace nel mercato commerciale cinese e aumentare la pressione sui programmi concorrenti. Un vettore recuperabile offre infatti la prospettiva di ridurre i tempi di preparazione tra una missione e l’altra, purché le ispezioni dopo il volo non risultino troppo lunghe o costose. La vera misura del progresso sarà quindi la capacità di passare dal successo dimostrativo a una routine operativa sostenibile.
Il successo del 19 agosto 2026 va letto come una svolta tecnica circoscritta e non come il completamento della corsa cinese alla riutilizzabilità. L’elemento dimostrato è il recupero terrestre di un booster dopo una missione orbitale. Restano da verificare la conservazione dei componenti, la rapidità delle operazioni di manutenzione e la possibilità di riportare lo stesso primo stadio in volo. Sono questi passaggi a determinare se il risultato potrà tradursi in un reale abbattimento dei costi.
Le prossime missioni saranno decisive per capire se Zhuque-3 potrà diventare una piattaforma stabile per il trasporto di satelliti. Un eventuale nuovo volo di un booster già recuperato fornirebbe una verifica più significativa dell’architettura rispetto al solo atterraggio iniziale. Andrà osservata anche la capacità di LandSpace di aumentare il ritmo produttivo, mantenere affidabili i motori alimentati a metano e gestire le autorizzazioni necessarie per una maggiore frequenza di lancio.
Se i test successivi confermeranno la robustezza del sistema, la Cina potrebbe avvicinarsi a un modello di lancio più flessibile, con vettori commerciali capaci di alternare missioni e recuperi in tempi ridotti. Non è ancora possibile stabilire quanto sarà rapido questo passaggio. Il dato più solido, al momento, è che il Zhuque-3 ha superato il limite che aveva fermato il primo volo e ha aggiunto un tassello importante alla competizione sui lanciatori riutilizzabili.



















