Nel tardo pomeriggio dell’8 agosto 2025, un violento incendio si è scatenato sul versante sud-orientale del Vesuvio, colpendo in particolare il Monte Somma e la pineta nei pressi di Terzigno, all’interno del Parco Nazionale del Vesuvio. Le fiamme, sospinte da raffiche di vento e alimentate dal caldo estivo, si sono propagate con rapidità impressionante, producendo una spessa nube di fumo nero che si staglia nel cielo, visibile non solo da Napoli ma anche da aree come la Penisola Sorrentina, Ercolano, Ottaviano e Boscoreale. Questo disastro ha riacceso timori tra la popolazione, che ricorda ancora i roghi catastrofici del 2017, evidenziando la vulnerabilità dell’ecosistema vesuviano.

Fiamme e fumo nero avvolgono il Vesuvio: l’incendio dell’8 agosto 2025 minaccia il Parco Nazionale, con una densa nube visibile da Napoli e dai comuni vesuviani
Distruzione ambientale su vasta scala
Le prime valutazioni indicano che il rogo ha già consumato circa 480 ettari di vegetazione, con le fiamme che si sono spinte fino a un’altitudine di 1.200 metri, sfiorando zone come la Valle dell’Inferno e il bordo del cratere. La pineta di Terzigno, già danneggiata da piccoli focolai nei giorni precedenti, è stata quasi completamente distrutta, mentre il fuoco ha continuato a espandersi verso Ottaviano e Boscotrecase. Le condizioni climatiche, segnate da temperature elevate e venti forti, hanno reso l’aria densa di cenere, depositatasi su balconi e strade dei comuni vesuviani. La Protezione Civile regionale ha segnalato che, dall’inizio dell’estate, la Campania ha affrontato oltre 1.060 incendi boschivi, con un totale di 2.568 ettari bruciati, rendendo questo rogo uno dei più gravi della stagione.
Le operazioni di spegnimento, dirette dalla Prefettura di Napoli, sono ripartite alle prime luci del 9 agosto, dopo una sospensione notturna per ragioni di sicurezza. Squadre di Vigili del Fuoco, coordinate dal comandante Giuseppe Paduano, sono al lavoro con il supporto di sei Canadair e quattro elicotteri regionali. È stato inoltre richiesto l’intervento di un velivolo Erickson, in grado di trasportare il doppio dell’acqua rispetto ai Canadair, per contrastare l’ampia estensione delle fiamme. La Protezione Civile ha coinvolto l’Esercito per vigilare sulle strade e garantire l’accesso delle autobotti. Il fuoco continua a minacciare la vegetazione del Parco, e tutte le vie d’accesso al Vesuvio sono state interdette per tutelare la popolazione.
Ansia per il territorio e il patrimonio naturale
Il sindaco di Terzigno, Francesco Ranieri, ha definito la situazione “drammatica”, sottolineando l’urgenza di preservare il più possibile la vegetazione, pur rassicurando che le abitazioni non sono al momento a rischio. A Boscoreale, però, le fiamme si sono avvicinate pericolosamente a case e strutture turistiche, seminando paura tra i residenti. Raffaele De Luca, presidente del Parco Nazionale del Vesuvio, ha descritto il rogo come una grave ferita al “cuore verde” della regione, esprimendo preoccupazione per le conseguenze ambientali. Le autorità hanno raccomandato ai cittadini di ridurre gli spostamenti e tenere chiuse le finestre per proteggersi dal fumo tossico, che sta causando problemi respiratori, in particolare a anziani e persone con patologie.
Le cause dell’incendio restano sconosciute, ma non si esclude che possa essere di natura dolosa. La Procura ha avviato un’indagine per verificare se il rogo sia stato causato da un tizzone proveniente da un precedente focolaio, trasportato dal vento. Il ricordo dei roghi dolosi del 2017, che provocarono danni per 17 milioni di euro, è ancora vivo. La siccità estiva e la vegetazione arida hanno aggravato la situazione, trasformando il Vesuvio in un’area ad alto rischio. La Regione Campania aveva già dichiarato un’allerta per incendi boschivi dal 15 giugno, segnalando un’estate particolarmente critica.
Le immagini delle fiamme, visibili persino dall’autostrada A3 Napoli-Salerno, e la coltre di fumo che oscura il cielo napoletano hanno generato sconforto e rabbia tra i residenti. Sui social network, molti lamentano ritardi nei soccorsi e scarsa comunicazione, mentre altri condividono immagini e video che documentano la gravità del disastro. La Protezione Civile ha esortato la popolazione a seguire le indicazioni ufficiali, evitando azioni che possano intralciare le operazioni. Le previsioni meteo suggeriscono possibili piogge in arrivo, che potrebbero aiutare a contenere il rogo, ma la situazione rimane allarmante.
L’incendio del 2025 infligge un’ulteriore ferita al già fragile ecosistema del Vesuvio, segnato da anni di incendi e incuria. La perdita di centinaia di ettari di vegetazione minaccia la biodiversità e aumenta il rischio di frane e dissesto idrogeologico. Le autorità e gli enti ambientali sono ora chiamati a intensificare le misure di prevenzione per evitare future catastrofi. La comunità vesuviana, legata al vulcano come simbolo di identità, guarda con apprensione a un futuro incerto per il proprio patrimonio naturale.
Immagini e filmati condivisi da cittadini e testate locali mostrano l’impressionante nube di fumo nero e le fiamme che illuminano il versante vesuviano, visibili anche di notte da Napoli















