L’Etna ha aperto una nuova bocca effusiva nella mattinata del 20 agosto 2025, a circa 3100 metri di quota, alla base della sella compresa tra il cratere Bocca Nuova e il Cratere di Sud-Est. L’apertura è stata osservata dal personale dell’Osservatorio Etneo dell’INGV impegnato nei rilievi in area sommitale. Dalla bocca sono fuoriusciti spruzzi di lava e un flusso diretto verso il versante sud-occidentale.

La nuova bocca effusiva è stata osservata alla base della sella tra Bocca Nuova e il Cratere di Sud-Est, a circa 3100 metri di quota. Immagine illustrativa generata con intelligenza artificiale.
Dove si è aperta la nuova bocca dell’Etna
Il nuovo punto di emissione si trova in una zona d’alta quota, tra due delle principali strutture dell’area sommitale. La posizione, alla base della sella tra Bocca Nuova e il Cratere di Sud-Est, colloca l’attività lontano dai centri abitati e dalle quote più basse del vulcano. La lava, però, può modificare rapidamente il proprio percorso in funzione della pendenza, della morfologia dei terreni e dell’alimentazione del sistema eruttivo.
Secondo la ricostruzione dell’attività, la bocca osservata il 20 agosto ha alimentato colate che si sono sviluppate sul fianco occidentale dell’area sommitale. Nei giorni successivi il flusso ha raggiunto una lunghezza di alcune centinaia di metri, mentre il campo lavico continuava a essere seguito attraverso le immagini delle telecamere e i sopralluoghi effettuati dai vulcanologi. Il dato più importante resta la collocazione confinata alle alte quote.
L’attività resta articolata tra lava, esplosioni e cenere
La nuova bocca non rappresenta un fenomeno isolato rispetto alla dinamica registrata sull’Etna nell’estate 2025. Nella stessa fase erano attive altre bocche effusive, compresa una situata intorno ai 2980 metri, mentre il Cratere di Sud-Est mostrava attività stromboliana di intensità variabile. Dai crateri sommitali sono state inoltre osservate emissioni di cenere, elemento che conferma la coesistenza di componenti effusive ed esplosive.
Il monitoraggio dell’INGV ha seguito soprattutto tre indicatori: il tremore vulcanico, l’attività infrasonica e le deformazioni del suolo. In quella fase il tremore risultava su valori elevati, con sorgenti localizzate in prossimità del Cratere di Sud-Est, mentre le reti GNSS e clinometrica non mostravano variazioni significative. Questo quadro non consente di stabilire in anticipo la durata dell’episodio, ma permette di valutare l’evoluzione del sistema in tempo quasi reale.
Nei giorni successivi l’attività effusiva si è mantenuta anche da una bocca posta a circa 3200 metri sul fianco meridionale del Cratere di Sud-Est. Il relativo campo lavico si è articolato in più bracci diretti verso sud e sud-ovest. Il fronte più avanzato è rimasto comunque all’interno dell’area sommitale, senza indicazioni di un avvicinamento immediato alle zone abitate. La posizione dei fronti doveva essere verificata con aggiornamenti successivi.
Perché l’apertura di nuove bocche è possibile sull’Etna
L’Etna è caratterizzato da un’attività frequente e da un sistema di fratture che può consentire al magma di risalire non soltanto dai crateri sommitali, ma anche da bocche laterali o subterminali. Quando la pressione interna supera la resistenza delle rocce, una frattura può propagarsi e creare nuovi punti di emissione. La quota di 3100 metri indica una posizione ancora molto elevata, nella fascia in cui le colate hanno generalmente più spazio per espandersi senza raggiungere rapidamente le aree antropizzate.
La presenza di più bocche attive rende tuttavia necessario seguire con attenzione la direzione dei flussi e la velocità di avanzamento. Anche una colata alimentata lentamente può costruire argini, aprire canali secondari o sviluppare tunnel che rendono meno immediata la lettura del fronte in superficie. Per questo i rilievi sul terreno, le immagini satellitari e le telecamere dell’Osservatorio Etneo svolgono un ruolo complementare nel controllo dell’evento.
La quota elevata riduce il rischio immediato, ma non elimina la necessità di controllo
L’interpretazione dei dati disponibili porta a distinguere tra spettacolarità dell’evento e pericolosità concreta. Una bocca a 3100 metri può produrre lava visibile e attività intensa senza tradursi automaticamente in una minaccia per i centri abitati. La distanza e la morfologia del versante rappresentano fattori importanti, ma non sostituiscono il monitoraggio: la colata può cambiare direzione, mentre le emissioni di cenere possono creare problemi alla visibilità, alla viabilità e al traffico aereo in presenza di vento favorevole alla dispersione.
Il quadro conferma inoltre la natura dinamica dell’Etna, dove episodi effusivi e fasi esplosive possono alternarsi nell’arco di pochi giorni. L’assenza di variazioni significative nelle deformazioni del suolo, quando rilevata, è un elemento utile ma non equivale alla conclusione dell’attività. La valutazione deve restare aggiornata attraverso i bollettini ufficiali e le comunicazioni dell’INGV, soprattutto quando il tremore cambia fascia o aumentano gli eventi infrasonici.
L’evoluzione dell’episodio dipende dall’alimentazione della bocca, dall’eventuale apertura di nuovi punti di emissione e dal comportamento dei fronti lavici. Un rallentamento del tremore e una riduzione dell’alimentazione potrebbero favorire il raffreddamento delle colate, mentre nuovi incrementi dei segnali sismici o infrasonici richiederebbero verifiche sul terreno. Al momento, i dati disponibili descrivono un’attività complessa ma concentrata nell’area sommitale.
Per residenti, escursionisti e viaggiatori il riferimento resta rappresentato dalle disposizioni delle autorità e dagli aggiornamenti dell’Osservatorio Etneo. L’accesso alle zone sommitali può essere limitato o modificato in base all’attività, alla presenza di gas, alla caduta di materiali e alle condizioni del terreno. Le immagini della lava non devono essere interpretate come indicazione di sicurezza: il vulcano resta un ambiente attivo, soggetto a cambiamenti rapidi e non sempre visibili a distanza.














