Groenlandia, il ghiaccio guadagna massa in estate ma il bilancio resta da verificare

I dati del Polar Portal mostrano un temporaneo guadagno superficiale, mentre le osservazioni di lungo periodo confermano un quadro ancora segnato dalla perdita di ghiaccio.

Il dato più interessante arriva dal bilancio superficiale della calotta groenlandese: tra l’inizio di giugno e il 17 luglio 2026 il valore cumulato è passato da circa 580,1 a 581,4 gigatonnellate. In altre parole, durante una parte dell’estate la superficie ha ricevuto più neve e ghiaccio di quanto ne abbia perso attraverso fusione e deflusso superficiale. È un segnale meteorologico rilevante, ma non equivale ancora a una crescita dell’intera calotta.

Bilancio superficiale estivo della calotta glaciale della Groenlandia nel 2026

Il bilancio superficiale groenlandese ha mostrato un temporaneo aumento durante una parte dell'estate 2026.

Che cosa misura davvero il dato del Polar Portal?

Il bilancio superficiale considera soprattutto l’accumulo di neve e la perdita d’acqua prodotta dalla fusione sulla parte emersa della calotta. Non coincide con il bilancio di massa totale, che deve includere anche il ghiaccio scaricato dai ghiacciai verso il mare, il distacco degli iceberg e altri processi ai margini. Per questo un valore positivo in superficie può convivere con una perdita complessiva quando la dinamica dei ghiacciai e il contatto con l’oceano sottraggono più massa di quanta se ne accumuli in quota.

Il riferimento operativo è il sistema di monitoraggio danese che combina modellistica meteorologica, osservazioni sul terreno e serie storiche della massa glaciale. La variazione registrata in luglio descrive quindi una fase concreta dell’estate 2026, non una previsione sul risultato finale dell’anno. La stagione di fusione può cambiare rapidamente con la copertura nuvolosa, le nevicate, la temperatura dell’aria e la circolazione atmosferica, soprattutto nelle aree periferiche dove la superficie reagisce più velocemente.

Calotta groenlandese tra accumulo nevoso e fusione estiva

Il dato estivo va distinto dal bilancio complessivo, che include anche le perdite verso l’oceano.

Un’anomalia stagionale non cancella la serie storica

La sorpresa nasce dal confronto con l’aspettativa tipica dell’estate, quando la fusione tende a prevalere sull’accumulo. Tuttavia, per stabilire se si tratti davvero di un record servirebbe un confronto omogeneo con tutti gli anni della stessa finestra temporale, tenendo conto delle incertezze del modello e della definizione esatta dell’indicatore. Il valore positivo osservato è dunque meglio descritto come un guadagno superficiale insolito, non come un primato definitivo dell’intera Groenlandia.

Le osservazioni indipendenti disponibili aiutano a rimettere il dato nella giusta scala. Il rapporto Arctic Report Card segnala che la calotta ha alternato anni molto diversi, ma il bilancio annuale recente resta negativo. Per il 2025, le misure GRACE-FO riportate dal rapporto NOAA indicavano una perdita stimata di 129 più o meno 50 gigatonnellate, a conferma del fatto che una singola fase favorevole non basta a invertire la tendenza pluriennale.

Anche la ricostruzione internazionale di IMBIE descrive una Groenlandia soggetta a forti oscillazioni tra un anno e l’altro, ma con una perdita media di circa 169 gigatonnellate l’anno nel periodo 1992-2020. La variabilità è ampia: gli anni freddi o più nevosi possono ridurre il deficit, mentre estati molto calde possono amplificarlo. Il dato del luglio 2026 va quindi letto come una parentesi del bilancio, non come una smentita dell’evidenza satellitare di lungo periodo.

Perché la lettura dell’estate resta decisiva

La neve estiva può avere un effetto immediato sulla superficie: aumenta l’accumulo e, grazie alla maggiore riflettività, può limitare temporaneamente l’assorbimento della radiazione solare. Al contrario, quando la neve recente si riduce e affiora il ghiaccio più scuro, la fusione può accelerare. Sono processi locali e stagionali, perciò il risultato complessivo dipende dalla distribuzione delle nevicate e delle temperature lungo una calotta grande quanto un continente.

Il passaggio successivo sarà osservare se il vantaggio superficiale resterà visibile anche nella parte centrale della stagione di fusione e, soprattutto, se verrà compensato dalle perdite ai bordi. Il bilancio totale si chiarirà solo con una serie più lunga e con il confronto tra modelli di superficie, altimetria e gravimetria satellitare. La domanda corretta, perciò, non è se la Groenlandia stia tornando a crescere, ma quanto durerà questa fase favorevole e quale peso avrà sul bilancio annuale.

La situazione descritta il 6 agosto 2026 resta quindi interessante soprattutto dal punto di vista meteorologico. Un’estate con accumulo superficiale superiore alla fusione può attenuare temporaneamente la perdita, ma non modifica da sola l’equilibrio della calotta né il contributo della Groenlandia al livello del mare. Il monitoraggio continuerà a concentrarsi sull’evoluzione della fusione, sulle nevicate tardive e sulla quantità di ghiaccio che i ghiacciai scaricheranno verso l’oceano entro la fine dell’anno.

Mirko Iannarelli

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